Somma Lombardo : il centro storico ed i murales
Raggiungiamo
Somma Lombardo e lasciamo l’auto nel parcheggio gratuito di Via Pastrengo
vicino alla Chiesa di San Rocco (1).
Ci incamminiamo verso sx in V.le Rimembranze fiancheggiando la Chiesa. Giunti al primo accesso del Cimitero entriamo a dx nel viale alberato dedicato “Ai caduti di tutte le guerre”.
Al termine del viale continuiamo diritti su V.le Rimembranze per 65 mt : alla nostra dx si trova il “Lavatoio dei Sommesi” (2).
Arrivati in Via Briante la percorriamo verso dx per 70 mt : in un’aiuola dietro la Chiesa è situato il “Monumento a San Francesco d’Assisi”.
Proseguiamo in Via Briante raggiungendo P.za San Bernardino dove è situata la “Chiesa di San Bernardino” (3).
La Chiesa nasce come cappella votiva nel 1523 ma viene in seguito più volte ampliata, fino all’attuale aspetto. Si compone di una pianta rettangolare ad unica navata, con un profondo coro e le cappelle laterali dedicate a San Coronato e San Carlo Borromeo. La facciata a capanna è di inizio XX secolo e di aspetto classico. È scandita da quattro lesene che sostengono l’imponente trabeazione del timpano. Decorano la superficie una vetrata artistica a rosone, due statue in nicchia (a sinistra San Bernardino) e un frontone spezzato posto a protezione del portale d’ingresso. Dal lato sud si eleva il campanile cinquecentesco, con fusto semplice e bifore su ogni lato. Gioiello della chiesa è il soffitto ligneo a cassettoni, realizzato con notevole maestria e decori dorati. Molto bello anche l’arco trionfale con una decorazione a stucco dell’Annunciazione e affreschi della Vergine con il Bambino e San Bernardino. L’edificio sacro ospita numerose tele, tra cui la Maddonna col Bambino e San Bernardino, attribuita al Fiamminghino. Ricordiamo anche le pale di San Carlo Borromeo, di San Coronato e la tela raffigurante Dio Padre collocata al centro della volta a crociera del presbiterio.
Attraversiamo
in sicurezza sulle strisce pedonali ed entriamo a sx in Via Campana, dopo 90
mt, alla nostra sx, si trova la “Porta del Paradiso”. Il pregevole portale, qui
trasportato, era un tempo l'ingresso al piccolo cimitero situato nel fianco
dell'attuale basilica di S. Agnese.
Al termine della via ci immettiamo a dx sul porfido di Via Roma, fatti pochi passi perveniamo nella “P.za del Pozzo Valgella” (4).
Il pozzo ora visibile è una ricostruzione recente (2017) ed è stato realizzato sul sedime del pozzo originale che dà il nome al quartiere (Pozzo Valgella). Il pozzo originale pare sia stato scavato nel 1231, come risulta dalla data scolpita sul sasso che ne costituiva il parapetto.
Continuiamo
quindi in Via Roma fino a raggiungere Via Mazzini dove sorge il “Castello
Visconti di San Vito” (5).
Il Castello di Somma Lombardo è stato costruito nel XIII secolo a scopo difensivo. Nel 1448 la rocca divenne residenza fissa dei fratelli Francesco e Guido Visconti, fuggiti da Milano dopo l’instaurazione della Repubblica Ambrosiana. A questo periodo risalgono i lavori di ampliamento e abbellimento del castello, con la costruzione di un fossato e di alcuni ponti levatoi. Nel 1473 i fratelli suddivisero la proprietà: a Guido, capostipite dei Visconti di Modrone, spettò la sezione più antica. Francesco invece, prese le nuove unità, darà vita alla dinastia dei Visconti di San Vito. Negli anni Cinquanta la proprietà è stata riunita dal marchese don Alberto Visconti di San Vito. Il complesso appare oggi fortemente rimaneggiato a causa dell’adeguamento a dimora signorile. Ha pianta quadrangolare ma è formato da più edifici, con cortili ed ingressi separati. Dell’antica struttura medievale si conservano le imponenti torri, alcune merlature e gli alti basamenti. Monumento nazionale e importante dominio storico, dal 1996 il castello è visitabile.
All’interno si mantengono molti locali originali con arredi d’epoca. Ricordiamo: - lo scalone monumentale, il Salone d’Onore, la Sala delle Feste e le sale del piano nobile, decorati con affreschi di carattere allegorico e profano attribuiti alla scuola del Procaccini; - la Camera Reale, che custodisce preziosi arredi e mobili seicenteschi, tra cui un imponente letto ligneo del Seicento lombardo. La stanza era riservata ai soggiorni del Re d’Italia; - la grande biblioteca, che accoglie oltre 30 mila volumi; - una galleria di quadri a soggetto religioso dedicata a Papa Gregorio XIV (qui nato nel 1535) e una sala in onore del Conte Gabrio Casati, eroe risorgimentale e imparentato con gli ultimi discendenti dei marchesi Visconti. Sono parte del fortilizio anche la Cappella della Madonna Assunta, con la pala d’altare dell’Apparizione dell'Angelo alla Vergine Maria e un affresco della Natività di Gesù su un muro del Cortile d’Inverno.
Il castello ospita inoltre diverse collezioni: - nella Sala delle stagioni è collocata una raccolta di piatti da barba, con più di cinquecento pezzi in porcellana, argento, alabastro, legno e ottone provenienti da tutto il mondo; - una collezione di oltre trecento uccelli impagliati; - una raccolta di armi e armature spagnole del XVI secolo; - una sala dedicata alle urne cinerarie della civiltà di Golasecca, con reperti in parte provenienti da donazioni e in parte scoperti dal marchese Carlo Ermes Visconti nei terreni di sua proprietà.
Di fronte all’imponente complesso si apre P.za Publio Cornelio Scipione dove è situato il “Monumento ai Caduti”.
In questa Piazza si ergeva il “Cipresso millenario” di Somma Lombardo, celebre albero monumentale dichiarato monumento di interesse nazionale dalla Regia Sovraintendenza il 2 agosto 1913; a causa di un violento nubifragio l’albero crollò il 2 settembre 1944 e di esso si salvò solo una sezione della base del tronco.
Proseguendo su
Via Mazzini si giunge ad un incrocio : a sx si trova un’altra entrata del
Castello, il parcheggio ed il cancello d’ingresso al Parco Visconteo; a dx si
apre P.za Visconti.
In un’aiuola della Piazza è situato il “Monumento all’Arma dei Carabinieri” e poco oltre il portone in legno d’ingresso alle “Antiche Fattorie Visconti” attualmente in stato di abbandono. Un tempo erano il fulcro pulsante della città, vi si lavorava il baco da seta. Il corpo a U è quattrocentesco mentre il fronte sulla SS33 è ottocentesco.
Di fronte alla Piazza è collocata “Villa Dolci-Melzi” (6).
Nel Seicento l’edificio aveva funzione di convento francescano, nel 1882 il conte Giovanni Antonio Melzi lo adattò a dimora di campagna. Il nome dei Dolci subentra nel 1907 quando, oltre ad acquisire la struttura, hanno dato il via a una riqualificazione strutturale. Tutto parte da Gerolamo Dolci, noto imprenditore che fece fortuna nel settore della produzione di pizzi e merletti. Attualmente l’erede Luca Dolci ha dato la villa al suo amministratore, l’architetto Stefano Calvosa al fine di programmarne la manutenzione ed eventuale ristrutturazione. Il parco dispone di un’ampia selezione di piante monumentali censite.
Usciamo dalla
Piazza e prendiamo a sx Via Colombo, dopo 350 mt percorriamo il ponte che
scavalca la Ferrovia e giungiamo in Via Bianco che imbocchiamo verso dx.
Dopo 275 mt, in
prossimità del sottopassaggio, entriamo a sx in Via De Amicis. Percorsi 325 mt
entriamo a dx in Via Beltramolli fiancheggiando l’omonimo Parco.
Dopo 75 mt
andiamo a dx in Via Vira dopo sorge la “Chiesa di San Carlo” (7).
Facciamo il tragitto a ritroso per tornare in Via De Amicis su cui continuiamo verso dx.
Percorsi 150 mt
arriviamo in P.za Santo Stefano dove ci accoglie una vasca rettangolare con
giochi d’acqua ed un viale alberato che ci conduce al sagrato antistante la
“Chiesa di Santo Stefano” (8) in frazione Mezzana.
L’esistenza della Chiesa è molto antica e attestata sin dal 1228. Tra il XV e il XVII secolo fu ricostruita, con l’aggiunta a metà Ottocento della torre campanaria. La chiesa si presenta oggi con pianta rettangolare ad aula unica, coperta da volta a botte, con cappelle laterali e abside semicircolare. Dal lato nord si eleva il campanile, con fusto in mattoni a vista con angolato in bugnato, terminazione a piramide con croce in ferro sulla sommità. La facciata risale al XVI secolo ma è stata nuovamente decorata in stile barocco nel corso del Settecento; ha un profilo a capanna ed è scandita da elaborate lesene corinzie e da un alto cornicione in pietra. L’ingresso è sovrastato da un fastigio spezzato con riccioli e da un affresco del martirio di Santo Stefano, mentre la vetrata artistica è arricchita da stucchi. Coronano la facciata quattro piramidi in pietra e una croce in ferro. L’apparato decorativo interno è ricchissimo di affreschi, stucchi ed elementi ornamentali. Nelle vele della volta sono raffigurati santa Giovanna d’Arco, sant’Apollonia, sant’Agata, sant’Antonio Abate, san Rocco e san Giulio mentre nel presbiterio sono affrescati la predicazione, il martirio e la gloria di Santo Stefano. Risalgono al 1693 e sono opera di Bernardino Castelli, il pulpito ligneo intagliato e la grande trave in legno che decora l’arco trionfale, con gli angeli che reggono il crocifisso. L’altare maggiore settecentesco è in marmi, scagliola e con un bassorilievo policromo della Crocifissione. La chiesa conserva anche due preziose tele del Bramantino, raffiguranti la Pietà con i SS. Sebastiano e Giobbe e la Pentecoste. Il trittico dell’Assunzione della Vergine di Marco d’Oggiono, in passato esposto nella chiesa, è oggi collocato presso il Museo Diocesano di Milano.
Fiancheggiando
la Chiesa sulla sx si trovano l’Oratorio con una bella edicola mariana ed il
Campo Sportivo.
Da qui diparte
il V.le Don Marsegan che ci conduce in Via Madonna della Ghianda : di fronte a
noi si staglia il magnifico “Santuario della Madonna della Ghianda” (9) in
frazione Mezzana.
Il Santuario è stato edificato in ricordo dell’apparizione della Madonna ad una giovane sordomuta. La struttura odierna risale al tardo Cinquecento, quando la cappella del XIII secolo fu rivisitata da Pellegrino Tebaldi. L’edificio ha pianta a croce latina con aula unica, quattro cappelle laterali e coro quadrangolare che si imposta sulla preesistente chiesetta, inglobata dal disegno del Tebaldi. Tutta la struttura, ad eccezione della facciata, conserva l’impianto originale, con laterizi e pietre a vista. Un bel viale alberato introduce la facciata con andamento a salienti. In stile classico è scandita in due ordini dall’alto cornicione e dalle paraste con capitelli corinzi, che sostengono l’imponente trabeazione. Nella sezione inferiore si aprono i tre ingressi, con il principale sormontato da un importante protiro con frontone spezzato e da un mosaico dell’Annunciazione. Sulla superficie sono collocate, in otto nicchie, le statue di san Carlo Borromeo, san Gioacchino, sant’Anna, sant’Ambrogio, san Luigi Gonzaga, la Madonna, san Giuseppe e santa Elisabetta. Nell’ordine superiore si trovano tre vetrate artistiche e quattro telamoni sostituiscono le paraste. Ai lati si ergono due stele piramidali e al centro del timpano è collocato lo stemma mariano in ferro battuto. Gli interni sono ricchissimi, con decorazioni settecentesche e di inizio XX secolo. Nella preesistente cappella, odierno coro, è affrescato l’Albero Genealogico della Madonna realizzato nel XIV secolo da Michelino da Besozzo. Ai lati del presbiterio sono raffigurati la miracolosa apparizione della Vergine e Pellegrino Tibaldi che presenta il progetto della nuova chiesa a San Carlo Borromeo. Ulteriori affreschi decorano la volta a botte della navata. Nel santuario si conservano anche gruppi scultorei lignei del Seicento, che raffigurano scene della passione di Cristo a grandezza naturale, una Crocifissione opera di Giovanbattista Crespi il Cerano e una Flagellazione della scuola del Tiziano.
Percorriamo Via Madonna della Ghianda a ritroso per 90 mt ed entriamo a sx in Via Don Moretti.
All’incrocio
andiamo a dx in Via Don Selva per 65 mt per poi entrare a sx in Via Costa.
Fatti 110 mt
andiamo diritti in Via Ravasio su cui procediamo fino all’incrocio con Via
Binaghi che imbocchiamo verso dx.
All’incrocio
andiamo a dx in Via Battisti per 50 mt per poi entrare a sx in Via Bossi.
Fiancheggiando
i binari della Ferrovia arriviamo al sottopassaggio che ci consente di giungere
dall’altra parte della Ferrovia in Via Mameli.
Percorsi 180 mt sulla Via Mameli alla nostra sx un antico portale ci introduce alla scalinata che porta alla “Chiesa di San Vito” (10).
La Chiesa ha origini molto antiche : è attestata al 1280 l’esistenza di una primitiva chiesa dedicata a San Vito e San Modesto. La struttura fu completamente riedificata e ampliata tra la fine del Cinquecento e il corso del Seicento, con l’aggiunta delle cappelle laterali e del coro. L’edificio sacro, cui si accede tramite una breve scalinata, si trova su una piccola collina ed è circondato da un grazioso giardino. La struttura, che conserva l’antico aspetto in pietra, si compone di una pianta rettangolare ad aula unica, con cappelle laterali, profondo coro e abside semicircolare. La facciata a capanna, ultimata nel 1751, è in stile neoclassico ed è intonacata. Quattro alte lesene sostengono l’imponente timpano triangolare e scandiscono la superficie. Il portale d’ingresso è sormontato da un frontone spezzato mentre nella sezione superiore si collocano due finestre rettangolari e, al centro, rimane la specchiatura di un antico affresco o di un’apertura successivamente chiusa. Dal fianco sinistro si erge il campanile, con pianta quadrangolare e bifore nella cella campanaria. Sul fusto in pietra a vista sono incastonati due busti in terracotta, a cui sono legate numerose leggende. Molto belli gli interni, che custodiscono un elaborato soffitto ligneo a cassettoni e antichi cicli di affreschi, emersi con diverse indagini stratigrafiche. Ben visibili sono gli affreschi seicenteschi di Francesco Bernardino Bossi che, nella cappella della Madonna del Carmelo, ha realizzato storie della vita di Maria, le sante Anna e Maria Maddalena e i santi Francesco e Domenico. Nel presbiterio sono presenti un ampio coro ligneo e le tele raffiguranti una Crocifissione con ai piedi San Carlo Borromeo e San Rocco e San Carlo in adorazione davanti al Cristo morto.
Continuando in
Via Mameli (poi Via Zancarini) per altri 350 mt ci appare in tutta la sua
maestosità il campanile della “Chiesa di Sant’Agnese” (11) che fiancheggiamo
fino a pervenire all’entrata della stessa.
La Chiesa è stata edificata tra il 1645 e il 1664 per volere di Francesco e Guido Visconti. Il progetto, firmato da Francesco Maria Richini, sostituì l’antica chiesa del castello. Tra fine Seicento ed inizio Settecento furono aggiunti il campanile e l’emiciclo dell’abside. La basilica, grande edificio a pianta a croce latina, si presenta con un’unica aula, cupola ellittica e abside semicircolare. Si trova nel centro di Somma Lombardo alle spalle del palazzo comunale. L’imponente facciata a capanna, in stile controriformista, risale al 1892. Rivestita in pietra grigia e laterizi nella sezione frontale, è scandita da paraste e colonne corinzie e dall’alto cornicione. Domina la sezione inferiore un grande timpano spezzato che sovrasta l’ingresso principale e reca, al centro, il bassorilievo di Sant’Agnese patrona della casata dei Visconti. Decorano i due portali laterali due riquadri affrescati mentre nell’ordine superiore si trovano una finestra con balaustra e statue di Santi Vescovi. Corona la facciata un timpano triangolare con un bassorilievo raffigurante Dio Padre Creatore. Dal fianco nord, infine, si innalza il campanile. La torre, in armonia con l’adiacente abside, conserva la struttura originale in pietrisco. Dal basamento e per tutto lo sviluppo del fusto gli angoli sono rivestiti in pietra.
Molto belli e
luminosi gli interni, con stucchi e affreschi degli Evangelisti nella volta. La
chiesa custodisce due belle pale d’altare nelle cappelle laterali, raffiguranti
rispettivamente San Giovanni Battista e Sant’Antonio da Padova che implorano
Maria, realizzata nel XVII secolo da Antonio Busca e una Natività di
Ercole Procaccini Il Giovane del 1655 circa. Nella cappella di San Giuseppe
sono collocate le tele di San Francesco Saverio e una Sacra Famiglia con
Sant’Antonio da Padova in adorazione. L’abside accoglie la grande tela del Martirio
di Sant’Agnese di Carlo Cane, impreziosita da una cornice a stucchi. Nel fonte
battesimale si trova il Trittico di San Vito, opera del tardo Quattrocento
attribuita a Giovanni Ambrogio Bevilacqua e raffigurante i Santi Modesto,
Crescenzio e Vito. Numerose anche le statue, che rappresentano la Madonna con
Gesù Bambino, Santa Agnese e i Santi Giuseppe e Felice.
Finita la
visita alla Chiesa attraversiamo sulle strisce pedonali e raggiungiamo P.za V.
Veneto dove sorge il “Palazzo Viani Visconti” attuale sede del “Municipio”
(12).
Sulla facciata laterale destra è posizionato il Monumento al pioniere del volo Emilio Pensuti.
Entriamo ora nell’androne che ci conduce al cortile interno del Palazzo : nel porticato sono posizionate alcune sculture moderne.
Il Palazzo Viani Visconti è uno degli edifici storici più rappresentativi di Somma Lombardo ed è un punto di riferimento istituzionale e identitario per la comunità. Originariamente concepito come residenza nobiliare, il palazzo presenta una struttura il cui sviluppo è il risultato di successive fasi costruttive. Le parti più antiche dell’edificio sono riconducibili ai corpi posti sul lato nord e ovest e risalgono al periodo in cui la proprietà apparteneva alla famiglia Visconti, seguita successivamente dalla famiglia Viani da cui deriva l’attuale denominazione. Nel 1897 l’immobile venne acquisito dal Comune di Somma Lombardo e destinato a sede municipale. L’adattamento alla nuova funzione comportò interventi di riorganizzazione degli spazi, mantenendo tuttavia riconoscibile l’impianto storico originario.
Dal porticato
un corridoio conduce ad un balconcino con scale laterali che immettono nel
parcheggio retrostante.
Usciamo dal
parcheggio passando a lato della “Sala Civica Oriana Fallaci” e ci immettiamo a
sx in Via Briante : camminiamo in sicurezza sulle scalette ed i marciapiedi che
affiancano le attività commerciali.
Giunti in
corrispondenza della SS33 del Sempione (Via Milano) proseguiamo verso dx sul
marciapiede in porfido.
Dopo 70 mt (in
corrispondenza delle strisce pedonali) di fronte a noi, sulla facciata dell’ex
Albergo Sempione, possiamo ammirare il murale “La Carità” realizzato nel 2019 dall’artista
Andrea Ravo Mattoni (13).
L’opera raffigura una nobildonna intenta a fare la carità ad un povero uomo e riprende un dipinto del XVII secolo esposto nella Sala del Papa del Castello Visconti di San Vito.
Alle successive strisce pedonali attraversiamo la SS33 del Sempione (Via Milano).
Continuiamo sul
marciapiede fino a pervenire alla rotatoria dove si trova una fontana circolare
con giochi d’acqua ed una scultura centrale.
Entriamo in Largo Sant’Agnese superando la rotatoria in sicurezza attraversando sulle strisce pedonali delle vie adiacenti.
Poco oltre si
trovano due murales realizzati nell’ambito del progetto di rigenerazione urbana
“Ieri, Oggi, Domani” promosso da Paolo Rovelli, presidente dell’Associazione
“La Cattedrale” in collaborazione con il Comune di Somma Lombardo ed il
Castello Visconti di San Vito.
Sul lato sx di
Via Milano, sulla facciata di un condominio, si può ammirare “L’Annunciazione”
di Andrea Ravo Mattoni (14) : l’opera, realizzata a bomboletta spray, unisce
sacralità e arte urbana in un formato monumentale.
Sul lato dx di fronte al parcheggio, sulla facciata laterale di un edificio, spicca il dipinto “Le Tre Grazie” di Refreshink (15). Il soggetto è una riproduzione di un affresco situato all’interno del Castello ed è stato realizzato con la tecnica “Iconosaik” ideata dall’artista. Questa tecnica pittorica ricrea l’effetto visivo del mosaico utilizzando esclusivamente la pittura, generando un sorprendente effetto trompe-l'œil che unisce illusione ottica e ricerca estetica.
Un centinaio di mt più avanti è situato il cancello d’ingresso alla “Cattedrale” (16).
La Cattedrale è un suggestivo spazio eventi nato all’interno di una vecchia fabbrica. Se gli esterni restano quelli di una volta, gli spazi interni sono stati oggetto di un bellissimo recupero. Lasciando intatto l’aspetto industriale, le finestre danneggiate sono state sostituite da vetrate multicolore mentre su due ampie pareti Andrea Ravo Mattoni ha lasciato la sua impronta. Il famoso artista ha raffigurato “Davide e Golia” di Guido Reni e “Il trionfo di Afrodite” di Guillaume Taraval. Un terzo murales, la “Natura morta” di Pieter Claesz, è infine collocato nel cortile. Il recupero, voluto dall’imprenditore Paolo Rovelli, ha regalato al territorio uno studio dove artisti, idee e proposte si possono incontrare.
Dopo 360 mt
attraversiamo la SS33 del Sempione (Via Milano) sulle strisce pedonali e fatti
55 mt entriamo a dx in Via Fermi : sulla facciata dell’edificio alla nostra dx
spicca il murale “Gli animali della foresta” di Refreshink (17). Questa opera,
realizzata con la tecnica “Iconosaik” ideata dall’artista, è un omaggio alla
natura ed alla tradizione attraverso lo sguardo dell’arte urbana.
Proprio di fronte si trova il “Parco della Legalità”. Confiscato alla criminalità organizzata e donato al Comune nel 2009, il terreno è rinato nel settembre 2024 come un piccolo polmone verde lungo una strada trafficata.
Torniamo indietro sul marciapiede della SS33 del Sempione per 300 mt ed attraversiamo in corrispondenza delle strisce pedonali, dopo 110 mt entriamo a sx in V.le I° Maggio per raggiungere Via Marconi dove è ubicata la Biblioteca Comunale “Giuseppina Aliverti” (18).
L’edificio era una ex Casa del Balilla, casa dell’educazione fascista trasformata poi in polo scolastico e culturale. Al piano terra è situata la Sala Polivalente dedicata a Giovanni Paolo II.
Procediamo
verso dx in Via Marconi al cui termine andiamo a sx in Via Giusti.
Dopo 200 mt
raggiungiamo la SS336 (Corso della Repubblica), attraversiamo sulle strisce
pedonali alla nostra dx per poi proseguire sul marciapiede di Via Giusti.
Dopo circa 400
mt perveniamo al vialetto che ci conduce sul sagrato della “Chiesa di San
Rocco” (1).
La Chiesa risale al 1529 quando fu costruita in una zona campestre ed isolata. Nel 1576 si avviò un progetto di ampliamento che rimase però incompiuto. Oggi la chiesa, circondata dall’abitato e da spazi verdi, occupa solo una porzione della struttura e risulta inglobata nella fabbrica dell’ampliamento. La pianta è rettangolare, con presbiterio sopraelevato da qualche gradino e abside semicircolare. Il transetto è chiuso da due cappelle a terminazione piatta. La facciata intonacata è stata completata nel 1760 e si distingue dall’aspetto complessivo della chiesa, che invece conserva la struttura muraria a vista. Con un profilo vagamente a salienti è scandita dalle lesene, dagli sfondati e dall’alto cornicione. Decorano la superficie due affreschi, protetti da nicchie con frontoni triangolari, e una grande vetrata nella sezione superiore. Nella chiesa si conservano un affresco della prima metà del Cinquecento raffigurante una Madonna col Bambino e i Santi Giovannino, Rocco e Sebastiano e una grande Crocifissione con la Maddalena, Maria Vergine e San Giovanni Evangelista del XVII secolo.
Fiancheggiando
la Chiesa sulla dx possiamo tornare al parcheggio di Via Pastrengo dove abbiamo
lasciato l’auto.
Nella galleria fotografica alla
fine del post troverete tutte le foto del percorso.
Lunghezza percorso : circa 7,5 km
Tempo di percorrenza : 2 ore circa
escluso soste
Aggiornato a giugno 2026







































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